Se tu fossi il demonio e volessi distruggere l’umanità senza usare la forza, cosa faresti?
“Chiederò a chi organizza le maratone, le mezze maratone e le corse amatoriali di toglierle dal centro delle città”. Con queste parole Gianmarco Mazzi, Ministro del Turismo, ha riacceso un dibattito che, per chi organizza eventi sportivi, non è affatto nuovo.
Secondo quanto riportato dall’ANSA, il Ministro ha dichiarato che queste manifestazioni “bloccano le città, bloccano sabati e domeniche” e che la soluzione sarebbe quella di spostarle nei borghi.
Da organizzatori di eventi sportivi sentiamo il dovere di condividere una riflessione. Non perché ci sentiamo chiamati in causa personalmente, ma perché crediamo profondamente che lo sport rappresenti uno dei più grandi strumenti di crescita sociale, economica e culturale che una città possa avere.
Davvero una città che si ferma per qualche ora è un problema?
Leggere queste dichiarazioni ci rammarica. Non riusciamo infatti a comprendere perché il tema dei disagi emerga quasi esclusivamente quando si parla di eventi sportivi.
Ogni anno i centri storici vengono chiusi per fiere, sagre, mercatini, eventi enogastronomici, concerti, manifestazioni culturali e ricorrenze religiose. Nessuno mette in discussione il loro valore, nonostante comportino inevitabilmente limitazioni alla circolazione.
Perché allora una maratona dovrebbe essere considerata un problema mentre una sagra della porchetta viene normalmente accettata?
Lo sport sembra essere diventato il bersaglio di una polemica che ciclicamente ritorna e che troppo spesso viene alimentata da una visione limitata del fenomeno.
Una maratona non porta solo runner. Porta economia.
Chi organizza grandi eventi come Roma, Milano, Venezia o Firenze conosce perfettamente il loro impatto sul territorio. Ma lo sanno bene anche città di dimensioni più contenute come Reggio Emilia, che negli anni è diventata famosa in tutta Italia proprio grazie alla sua maratona.
Una gara podistica non porta soltanto atleti. Porta famiglie, accompagnatori, volontari, sponsor, giornalisti e turisti.
Gli hotel si riempiono in periodi che spesso sarebbero di bassa stagione, i ristoranti lavorano, i bar fanno colazioni e pranzi, i negozi vedono aumentare il passaggio di persone e la città entra nel calendario nazionale degli eventi.
In un momento storico in cui tanti centri urbani stanno assistendo alla chiusura di attività commerciali e allo svuotamento delle vie del commercio, gli eventi rappresentano una delle poche occasioni capaci di riportare vita, persone ed economia nei centri storici.
Pensare che tutto questo produca più danni che benefici significa, a nostro avviso, non cogliere il reale valore che lo sport genera per un territorio.
Da organizzatori conosciamo bene le critiche
Negli anni abbiamo organizzato numerosi eventi nei centri storici e conosciamo perfettamente le difficoltà che comportano.
Abbiamo ricevuto telefonate e messaggi da cittadini che si sentivano “sequestrati in casa”. Ricordiamo ancora una conversazione in particolare.
Alla nostra domanda: “Signora, ci spiace, ma deve uscire con la macchina?” la risposta fu: “No, ma se mi viene voglia di uscire devo essere libera di poterlo fare”.
È evidente che il disagio esiste e non va sottovalutato. Proprio per questo ogni evento viene pianificato insieme alle amministrazioni, alle forze dell’ordine e agli enti competenti per ridurre al minimo i disagi e garantire percorsi alternativi.
Ma un disagio temporaneo non può cancellare tutti i benefici che una manifestazione produce.
Per qualche ora la città cambia volto
Per noi vedere una città senza traffico per una mattina non è un problema.
Significa respirare aria più pulita.
Significa ascoltare musica invece dei clacson.
Significa vedere bambini, famiglie, runner e volontari vivere gli spazi urbani in modo diverso.
Significa trasformare le strade in luoghi di incontro anziché semplici vie di attraversamento.
È una festa collettiva che restituisce il centro storico alle persone.
L’Europa investe sugli eventi. Noi vogliamo portarli fuori dalle città?
Mentre tante città europee e internazionali continuano a investire proprio negli eventi sportivi nei centri storici per valorizzare il patrimonio artistico e alimentare il turismo, in Italia torniamo a discutere se sia opportuno spostarli altrove.
Eppure sono proprio i monumenti, le piazze e le vie simbolo delle nostre città a rendere uniche manifestazioni come la Maratona di Roma, la Milano Marathon o la Firenze Marathon.
Il fascino di questi eventi nasce anche dalla possibilità di correre immersi nella storia e nella bellezza delle città italiane.
Le amministrazioni conoscono il valore degli eventi
Nel nostro lavoro ci confrontiamo continuamente con sindaci, assessori e tecnici comunali.
Sappiamo perfettamente che esiste una parte della cittadinanza che protesta, ma sappiamo anche che rappresenta una minoranza.
La maggior parte delle persone comprende che per una mezza giornata ci si può organizzare, apprezza l’idea di poter passeggiare in un centro senza automobili e riconosce il valore sociale di questi appuntamenti.
Le amministrazioni continuano infatti a sostenere gli eventi proprio perché ne conoscono gli effetti positivi sul territorio.
Correre tra il Colosseo non è la stessa cosa che correre ovunque
Condividiamo infine le parole di Fabio Pagliara, che riassumono perfettamente il senso di questa riflessione:
“Pensare che un evento da oltre 40.000 partecipanti possa essere semplicemente trasferito in un borgo significa sottovalutare la complessità organizzativa di questi appuntamenti e, soprattutto, non comprendere il motivo per cui migliaia di persone scelgono di esserci: correre in luoghi unici al mondo, tra il Colosseo, i Fori Imperiali e il patrimonio storico che rende l’Italia inimitabile.”
Noi crediamo che gli eventi sportivi non debbano essere allontanati dalle città.
Crediamo invece che debbano essere organizzati sempre meglio, dialogando con i cittadini, riducendo i disagi e massimizzando i benefici.
Perché una maratona non è semplicemente una gara.
È turismo.
È economia.
È promozione del territorio.
È comunità.
Ed è proprio nelle città che tutto questo trova la sua massima espressione.
